Ci sono storie che nascono per caso ed altre, che invece, si costruiscono con tenacia, dedizione e tanto sacrificio. Forse il gioco del calcio possiamo inquadrarlo nella prima fattispecie poiché, ancora ad oggi, non si riesce a risalire a chi, per primo, abbia dato il primo calcio ad un pallone. Già, proprio il pallone, l’oggetto per eccellenza, capace di incantare miliardi di persone davanti ad un semplice terreno di gioco. Proprio qui, su un terreno di forma rettangolare, ventidue calciatori si rincorrono e si spintonano per cercare di aggiudicarsi la vittoria. Un terreno che ai giorni nostri deve essere impeccabile ma che lo era anche tanti anni fa; per portare un semplice paragone basta tradurre cosa riporta l’affrancatura meccanica “Arsenal Stadium / London’s most accessible football ground”, letteralmente “Arsenal Stadium, il terreno di gioco più accessibile di Londra”.

Proprio l’Inghilterra, dove a metà Ottocento è nato il moderno “football”. Non a caso, le prime specifiche per la realizzazione di un pallone furono stabilite nel 1863 dalla “Football Association”, rimanendo immutate sino ai giorni nostri. In occasione dei cento anni della FA, le poste del Principato di Monaco hanno emesso una serie di francobolli che riproducono, nel mezzo, una sfera completamente in cuoio, come si può vedere dalla prova di colore che si ripropone.

Affrancatura meccanica “Arsenal Stadium”

Mentre le poste Slovene nel 1994 hanno ricordato a tutti che il pallone per essere calciato deve essere prima gonfiato. Proprio questo francobollo ci riporta al 1875 quando furono definite dapprima le misure delle porte e, successivamente, il peso e le dimensioni del pallone: doveva essere di cuoio o altro materiale approvato, con una circonferenza massima di 70 cm e minima di 68; il peso doveva variare tra i 410 e 450 grammi con una pressione interna compresa tra le 0,6 e 1,1 atmosfere.

Il calcio pertanto non sarebbe mai esistito se non ci fosse stata una sfera a dividere i contendenti; una sfera che ha origini lontanissime, basti pensare che i più remoti precedenti del gioco del calcio, risalgono all’antico Giappone con il “Kemari” e l’antica Cina con il “tsu-chu”. Guardando quello che invece veniva giocato o meglio “combattuto” a casa nostra, troviamo il calcio storico fiorentino, ricordato in un intero postale realizzato da Poste Italiane nel 1990 in occasione dell’esposizione “Calciofil ‘90”.

Naturalmente i materiali con cui venivano realizzati i palloni non erano gli stessi con cui oggi vengono prodotti. Un esempio lampante della non perfetta sfericità della palla la possiamo osservare nel francobollo emesso dalle poste rumene nel 2003 dal facciale di 10000L ove, oltre al pallone, è possibile notare un vecchio paio di scarpe da calcio. Difatti, sino agli anni ’60, il pallone più diffuso era costituito da 18 fasce di cuoio lunghe e strette, composte da vesciche di maiali. Oltre che sui francobolli il pallone è sempre stato pubblicizzato direttamente anche dalle aziende produttrici che, come nel caso dell’azienda tedesca Sohnlein, lo riproducevano assieme ad altri prodotti direttamente su affrancature meccaniche personalizzate.

Una sfera che finisce in rete, a prescindere da che materiali sia composta, può creare problemi a volte irreparabili, proprio come accaduto nel pomeriggio del 16 luglio 1950 quando, dopo aver assistito alla sconfitta in “finale” della propria nazionale, alcuni tifosi brasiliani, in preda alla disperazione, si suicidarono. A calciare in porta quel pallone fu Alcides Ghiggia, ala funambolica della nazionale uruguayana che è stata recentemente omaggiata, dal Correo uruguayo, con l’emissione di due francobolli, forse con l’intenzione di tramandare ai posteri quello che poi si trasformò nel famoso “Maracanazo”. In uno dei due valori viene proprio riproposta l’esultanza del giocatore e la sfera con cui si disputò la finale, denominata “Super Duplot”.

Alcides Ghiggia
Affrancatura meccanica pallone “TOP-STAR”

Con il passare degli anni i palloni, quasi fossero delle persone, hanno acquistato un nome proprio. Si passa dal “Swiss match ball” utilizzato in Svizzera nel 1954 al “Top-Star” utilizzato nei mondiali svedesi del 1958 e riproposto su busta mediante un’affrancatura meccanica.  

Naturalmente ogni sfera ha una sua storia ed a volte, ad affiancare i palloni, ci sono grandi fuoriclasse. Proprio nel 1958 il CT verdeoro Feola convocò un giovane di appena 17 anni, tale Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé. Colui che a fine carriera risulterà essere il più grande goleador della storia del calcio con ben 1.281 gol, realizzò, la prima rete, proprio con il pallone Top-Star diventando il più giovane marcatore nella storia della Coppa del Mondo (17 anni e 239 giorni). La storia si ripete nel 1962 quando O Rei do Futebol solleva, a soli 21 anni, la sua seconda coppa del mondo. Nel mondiale cileno, a causa di un infortunio dopo il primo match, firma più autografi che gol, come è possibile vedere dalla cartolina spedita il 6 giugno da Vina del Mar, in occasione della partita Brasile-Spagna sulla quale, oltre all’autografo del campione brasiliano, c’è anche quella dell’arbitro dell’incontro.    

I palloni, in quegli anni, essendo costituiti principalmente da cuoio, avevano la necessità di essere ammorbiditi per poter risultare più sensibili al tocco di ogni calciatore; per consentire alla sfera di essere più performante, si spalmava su di essa una vera e propria crema per palloni, rappresentata fedelmente in una affrancatura meccanica di una azienda tedesca.

Nei mondiali di Messico ‘70 viene introdotto un nuovo pallone chiamato “Telstar”, in onore dei primi satelliti per le telecomunicazioni. A realizzare la sfera fu l’Adidas che, dal 1970, si occupa della realizzazione dei palloni ufficiali di tutte le competizioni della UEFA e della FIFA. Il pallone era costituito da 32 poligoni cuciti a mano e realizzato con colori chiari, il che conferì alla palla una maggiore visibilità, visto che all’epoca le trasmissioni erano in bianco e nero.

Dopo solo otto anni dall’apparizione di Telstar, i mondiali si disputarono in terra argentina dove, oltre al calcio, si praticava e si pratica un ballo incantevole come il tango, riproposto ed esportato in tutto il mondo anche grazie all’ausilio dei francobolli che ne riproducono fedelmente i passi. Il pallone della manifestazione pertanto venne denominato proprio “Tango” ed era composto da 20 pannelli a forma di triade che creavano l’impressione ottica di 12 cerchi perfettamente uguali; una grande novità che garantiva giocate migliori grazie soprattutto all’impermeabilità della sfera. Da qui, di fatto, i palloni cambiano radicalmente e, pian piano, modificano il loro aspetto classico proiettando la sfera verso prestazioni mai viste.

Il cambio di passo non ha riguardato unicamente i materiali, ma anche la fase di realizzazione; oggi la quasi totalità dei palloni utilizzati in competizioni ufficiali non viene più cucita a mano ma bensì  costituita da elementi plastici curvi termosaldati; questo consente di avere un pallone perfettamente sferico. Sui modelli realizzati negli ultimi anni, inoltre, non viene apposta solo la marca dell’azienda produttrice ma svariate curiosità; basti pensare alla serie emessa nel 2004 dove viene riprodotto il pallone “Roteiro”, utilizzato in occasione dei Campionati Europei: per la prima volta in un torneo ufficiale, ogni singola sfera venne personalizzato per ogni match, riportando non solo il nome delle squadre in campo ma anche la data, il nome dello stadio e le sue coordinate terrestri.

Un vero e proprio cambio di passo rispetto agli anni precedenti. I palloni moderni, infatti, vengono realizzati con strati di schiuma sintattica che donano alla sfera elevate caratteristiche di performance, come quello utilizzato nei mondiali del 2010 chiamato “Jabulani” e riproposto in un foglio emesso dalla Corea del Sud.

Naturalmente anche le emissioni filateliche non si fanno attendere e riescono ad essere al passo rispetto a quanto realizza Adidas, come si nota dal mini-foglio emesso dalla Bosnia and Herzegovina, nel quale, il pallone “Brazuca”, viene riproposto mentre si insacca in rete. Anche per i prossimi mondiali che si disputeranno in Russia nel 2018 c’è già una…..“ri-emissione” poiché, le poste Russe hanno combinato un bel pasticcio filatelico, sovrastampando sui bordi con un testo inneggiante a “Russia 2018” un mini-foglio inizialmente emesso in occasione della vittoria sovietica agli Europei, con una tiratura di appena 3.400 pezzi.

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