John Langenus con il pallone a 12 pannelli utilizzato per una frazione di gioco

Gli indumenti che aveva indosso erano sgualciti quando fischiò la fine delle ostilità, la giacca, la camicia e la cravatta rispecchiavano l’andamento dell’incontro che dopo vari capovolgimenti aveva visto prevalere i padroni di casa dell’Uruguay a discapito dei “rivali” Argentini con il risultato finale di 4-2. John Langenus non perse tempo, si diresse spedito in direzione del porto di Montevideo dove una nave era pronta a salpare per l’Europa. L’arbitro belga aveva addirittura sottoscritto il testamento e un’assicurazione sulla vita in favore della propria famiglia poiché il timore di subire dure conseguenze a seguito di errate decisioni sul terreno da gioco era troppo elevato.

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Due giocatori, una racchetta, una pallina e una rete alta circa un metro dal terreno: sono questi gli elementi di base che servono per assistere a una partita da tennis. Uno sport che affonda le radici in alcuni giochi appartenenti alla cultura greco-romana e più volte menzionato nella letteratura fin dal Medioevo quando, nella forma medievale, era chiamato “Real Tennis”, poiché molto praticato a corte. Lo scopo del gioco è colpire la palla per far sì che l’avversario, posto nell’altra metà del campo da gioco, non possa ribatterla dopo il primo rimbalzo o che battendola finisca con mandarla fuori campo o non riesca a superare la rete posta al centro. I punteggi nel tennis sono, a differenza degli altri sport, alquanto inusuali tanto che negli anni si sono tramandate alcune teorie a riguardo: una annuncia che si tratti dei quarti d’ora segnati per prendere il tempo; un’altra sostiene che la traduzione francese (quinze, trente et quarante) sia orecchiabile e che quindi il punteggio fosse una sorta di ritornello; un’altra ancora invece avanza l’ipotesi che i punteggi si riferiscano ai soldi che venivano scommessi durante le vecchie partite di pallacorda (15 soldi equivalevano a un denaro d’oro).

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