Impolverato e stanco, rientrando nell’umile dimora dopo l’ennesima giornata di lavoro, era ignaro del fatto che la sua vita stava per stravolgersi completamente con l’arrivo della Grande Guerra. Il “muratore del Friuli”, com’era soprannominato, non ci pensò su arruolandosi nel 6° battaglione bersaglieri ciclisti, in particolare, nel corpo speciale degli esploratori d’assalto, equipaggiato, per l’appunto, con biciclette pieghevoli. Le atrocità del conflitto mondiale lo consacrarono un eroe, tanto che gli fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare. Tornato a casa, riprese tra le mani le due ruote che lo avevano accompagnato nel corso della guerra, ma con un altro scopo: correre. 

Ottavio Bottecchia non immaginava ancora che in pochi anni tutto il mondo lo avrebbe conosciuto, applaudito e osannato. 

La vita cambiò definitivamente nel 1923 quando fu notato alla Milano-Sanremo ed invitato al Tour de France dello stesso anno, giungendo secondo dietro al transalpino Henri Pélissier. Riuscì ad imporsi nella seconda tappa da Le Havre a Cherbourg indossando, in tal modo, la maglia gialla (primo italiano a riuscire nell’impresa). Con la Grande Boucle fu amore a prima vista tanto che i francesi ne storpiarono il nome in Botescià.

I due anni successivi furono un vero e proprio trionfo. Parigi fu l’epilogo di due incredibili successi con strepitose performance, come nel caso del Tour de France 1924 nel quale, Bottecchia, riuscì nell’impresa di restare al comando della classifica generale dalla prima all’ultima tappa. Nell’edizione del 1926, purtroppo, fu costretto al ritiro alla decima tappa, da Bayonne a Luchon. 

Oramai, il nome di Botescià risuonava ovunque e la fama aumentava di giorno in giorno, cosa che gli consentì di guadagnare una piccola fortuna. Decise, allora, in collaborazione con Teodoro Carnielli (titolare dell’omonima ditta che nel 1964 realizzò la prima bicicletta pieghevole chiamata “Graziella”), di fondare una ditta per la costruzione di biciclette che portava il suo nome. 

Dopo aver lavorato duramente e affrontato la guerra, le più grandi montagne francesi sembravano fargli il solletico in confronto alla sfida più dura di tutte, ovvero la prematura scomparsa del fratello Giovanni. 

La tragedia che colpì l’intera famiglia non spense i sogni di Ottavio che voleva competere con i più grandi corridori, anche in territorio italiano correndo il Giro d’Italia, per dimostrare, ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il suo valore. 

Purtroppo, non poteva sapere che tutto si sarebbe, invece, tragicamente fermato il 15 giugno 1927 mentre percorreva le strade che tanto conosceva, durante quello che sarebbe stato l’ultimo allenamento della sua vita. 

Un istante che cambia la vita, un incidente le cui cause sono ancora ricoperte da un alone di mistero, tra varie ipotesi che vanno dal racket delle scommesse sino all’omicidio per motivi politici. Molti propendono anche che Bottecchia abbia avuto un improvviso malore. Qualsiasi sia la causa che spense la vita di questo grande campione, nulla potrà mai cancellare le splendide imprese sportive e la grande umanità che sempre lo contraddistinse. 

Una vita che seppur breve, lo consacrò per sempre tra le leggende dello sport mondiale.

Claudio Gregori – Il Corno di Orlando
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