Jules Rimet

Sono passati poco più di novantadue anni da quando il 29 maggio 1928 il congresso di Amsterdam approvò il progetto proposto da Henri Delaunay per organizzare un torneo mondiale per nazioni. L’allora presidente della FIFA, Jules Rimet, dopo aver accolto favorevolmente il progetto accolse la proposta dell’Uruguay di organizzare il torneo in concomitanza con il centenario della propria indipendenza.  Ideata la competizione e trovata la nazione ospitante mancava solamente il trofeo da assegnare al futuro vincitore: l’arduo compito fu assegnato da Rimet all’orafo Abel LaFleur – cresciuto nella scuola Cartier – il quale coniò l’ormai celebre statuetta alta 30 centimetri raffigurante una vittoria alata che reggeva una coppa decagonale. Il peso complessivo era di 3,8 kg di cui 1,8 kg in argento sterling placcato oro. La coppa, raffigurata nel bellissimo valore posto in commercio dalle poste ungheresi il 7 giugno 1966, raggiunse il Sudamerica a bordo del naviglio italiano “Conte Verde” di proprietà della compagnia di navigazione Lloyd Sabaudo di Genova, su cui viaggiavano anche il presidente della FIFA nonché i giocatori di Francia, Romania, Belgio e Brasile. L’annullo impresso sulla busta in cui spicca in bella mostra l’imbarcazione certifica il viaggio che consegnò questi “pionieri del calcio mondiale” ai libri di storia. 

Il cane Pickels

Per la prima edizione dei Campionati del Mondo di calcio non furono previste specifiche emissioni filateliche a differenza delle successive, in cui i francobolli hanno fedelmente accompagnato e celebrato a dovere le varie nazioni che si sono laureate campioni o che hanno semplicemente partecipato alla fase finale. Nonostante questa “carenza filatelica” il 30 giugno 1930 nello stadio Centenario di Montevideo si disputò la finalissima del torneo tra l’Uruguay e l’Argentina su cui i padroni di casa riuscirono ad imporsi con il punteggio di 4-2. Il capitano della squadra Josè Nasazzi immortalato nel 2001 – in occasione del centenario della nascita – su un valore postale del Correos Uruguay, fu il primo giocatore della storia a ricevere il tanto agognato trofeo cui seguì, per le due edizioni consecutive, l’italiano Giuseppe Meazza (1934 e 1938). 

Josè Nasazzi

A onor di cronaca è opportuno specificare che seppur non furono previste emissioni filateliche nel 1930 furono posti sulla corrispondenza in uscita e in transito quattro distinti annulli inneggianti la competizione. 

Dopo questa breve e doverosa puntualizzazione per i tanti amanti dei valori bollati torniamo a spron battuto sul viaggio della coppa Rimet che negli anni è stato tortuoso e pieno di avversità: dapprima il trofeo scampò indenne al secondo conflitto mondiale nascosto in una scatola di scarpe e successivamente fu trafugato per ben due volte per poi essere definitivamente distrutto, sezionato e fuso nel 1983.  

Sarà stato un caso ma il primo furto avvenne proprio in occasione di una mostra di francobolli sportivi presso la Westminster Central Hall di Londra. Durante l’esposizione, infatti, il trofeo fu rubato e le indagini portarono all’arresto di Edward Bletchley, un quarantasettenne disoccupato che affermò di aver ricevuto 500 sterline per compiere il vile gesto.

Una settimana dopo però grazie al fiuto di un cagnolino di nome Pickels la coppa fu ritrovata sotto una siepe di un giardino a sud di Londra avvolta in un giornale. E’ inutile dire che ben presto l’animale divenne una vera e propria star tanto che il proprietario, David Corbett, ricevette 6 mila sterline di ricompensa e fu invitato, assieme al suo fedele amico, al banchetto di premiazione dopo la finale mondiale. Un avvenimento del genere non passò inosservato e molti collezionisti filatelici andarono alla spasmodica ricerca di un autografo sia del proprietario sia dell’animale! Un lieto evento che si concretizzò il 18 agosto 1966 quando l’Inghilterra – per celebrare la vittoria nel torneo, pose nuovamente in commercio uno dei francobolli realizzati per la competizione sovrastampandolo con la dicitura “England Winners”.

Non ci sono purtroppo, per i molti collezionisti, connessioni dirette da un punto di vista strettamente filatelico con il secondo furto che avvenne all’interno della sede della Confederazione Brasiliana di Calcio il 19 dicembre 1983. La coppa, sezionata e fusa in lingotti d’oro, fruttò ai malviventi solamente 15.500 dollari. Le vicende di questo secondo furto hanno ispirato il film del 2016 “O Roubo da Taça” distribuito in Italia come “Jules e Dolores“, di Caito Ortiz.

Una triste conclusione dunque per il trofeo realizzato da LaFleur che sembra avere apparentemente un seguito…difatti, lo scorso aprile, alcuni malfattori hanno preso di mira un altro trofeo. Questa volta è toccato alla coppa dell’Europa League – la vecchia Coppa Uefa. Mentre il trofeo si trovava in centroamerica per questioni di marketing, è sparita da uno dei furgoni sponsor della competizione nella città di Leon; fortunatamente è stata recuperata nel giro di poche ore grazie all’incessante lavoro della polizia messicana. 

Il prezioso trofeo composto da un calice d’argento su un piedistallo di marmo dal peso complessivo di 15 kg a differenza degli altri utilizzati per le competizioni europee per club è priva di manici. Appena sopra il piedistallo, un gruppo di calciatori sembra contendersi il pallone mentre sostiene il calice ottagonale decorato con l’emblema UEFA. 

Nell’attesa di avere un francobollo che ne celebri la prossima conquista, ci si augura che a nessuno venga in mente di trafugare altri trofei anche perché altrimenti saremmo costretti a sguinzagliare altri cani…da coppa!

Uno dei quattro annulli inneggianti la competizione del 1930
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