Diciotto giorni di viaggio per arrivare a Stoccolma, in Svezia, dove erano in programma i Giochi della V Olimpiade. Fu questo il tempo che impiegò Shizo Kanakuri per giungere a destinazione dopo essere partito dal capolinea di quella che un tempo era la prima ferrovia del Giappone, ovvero Shinbashi. Era riuscito a realizzare il suo sogno: correre una maratona e rappresentare il suo paese. Un obiettivo raggiunto grazie alla raccolta fondi organizzata dalla Scuola Normale Superiore di Tokyo dove studiava, ora Università di Tsukuba, che con 2000 yen riuscì a garantire la partecipazione del proprio studente.

Il 14 luglio alla partenza il clima era torrido, il termometro indicava 32 gradi centigradi e tanto per accrescere le difficoltà della gara, per l’intera distanza di 40,2 chilometri non era previsto neanche un veloce ristoro per gli atleti che ne presero parte. A pagare con la vita fu il portoghese Francisco Làzaro, carpentiere in una fabbrica di automobili di Lisbona, che poco prima della partenza si era cosparso il corpo con della cera per evitare ustioni. L’unguento applicato non consentì la naturale traspirazione della pelle che portò il corpo del portoghese ad una disidratazione irreversibile. La tragica scomparsa di Làzaro rappresentò il primo decesso nella storia delle Olimpiadi. La gara proseguì con un buon ritmo ed in testa si posizionò proprio Kanakuri assieme al sudafricano Kennedy Kane McArthur, che alla fine risultò esserne il vincitore. A circa dieci chilometri dalla conclusione uno spettatore offrì un bicchiere di succo di frutta all’atleta Giapponese che di buon grado accettò approfittandone per riposarsi qualche minuto…o almeno così sperava.

Già, perché al risveglio, Kanakuri si rese conto che la gara si era oramai conclusa da qualche ora e la polizia, che era stata allertata dai giudici di gara che ne avevano perso le tracce, lo stava cercando lungo il tragitto. Non si ebbero più notizie del giovane nipponico e così fu dichiarato ufficialmente scomparso. Un evento unico che rimase impresso nella memoria dei cittadini svedesi tant’è che nel 1962, un giornalista fu inviato in Giappone per scoprire fattivamente cosa fosse accaduto cinquant’anni prima. Una volta trovato, Kanakuri, fu invitato in occasione del 55° anniversario dei Giochi per concludere la fatidica maratona. E fu così che con il tempo di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi Shizo Kanakuri concluse la più lunga maratona della storia. Un tempo memorabile al pari della storia del suo protagonista.

La maglia di Shizo Kanakuri
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