Due giocatori, una racchetta, una pallina e una rete alta circa un metro dal terreno: sono questi gli elementi di base che servono per assistere a una partita da tennis. Uno sport che affonda le radici in alcuni giochi appartenenti alla cultura greco-romana e più volte menzionato nella letteratura fin dal Medioevo quando, nella forma medievale, era chiamato “Real Tennis”, poiché molto praticato a corte. Lo scopo del gioco è colpire la palla per far sì che l’avversario, posto nell’altra metà del campo da gioco, non possa ribatterla dopo il primo rimbalzo o che battendola finisca con mandarla fuori campo o non riesca a superare la rete posta al centro. I punteggi nel tennis sono, a differenza degli altri sport, alquanto inusuali tanto che negli anni si sono tramandate alcune teorie a riguardo: una annuncia che si tratti dei quarti d’ora segnati per prendere il tempo; un’altra sostiene che la traduzione francese (quinze, trente et quarante) sia orecchiabile e che quindi il punteggio fosse una sorta di ritornello; un’altra ancora invece avanza l’ipotesi che i punteggi si riferiscano ai soldi che venivano scommessi durante le vecchie partite di pallacorda (15 soldi equivalevano a un denaro d’oro).

L’attrezzatura necessaria per disputare un incontro di tennis è stata più volte rappresentata su valori postali da varie amministrazioni. Partendo dalle racchette che fungono da vero e proprio prolungamento del braccio: un tempo a farla da padrone era il classico telaio in legno che nei vari francobolli emessi è facile apprezzare. Oggi, grazie soprattutto all’avvento di nuove tecnologie e materiali, le stesse sono prodotte in fibre di vetro o kevlar. Naturalmente con il passare degli anni non è stata solo la racchetta a subire un’evoluzione, basti pensare all’abbigliamento, cambiato in maniera radicale, ha visto il passaggio da uomini in calzoni e camicia e donne in abito lungo – come nel caso di una tennista del 1881 – a striminziti completini utilizzati da ambo i sessi.

L’ultimo importante rinnovamento arriva dalle palline che durante ogni partita “costringono” gli spettatori a ruotare la testa da un lato all’altro del campo da gioco; l’Olanda e San Marino le hanno riprodotte su valori postali rispettivamente nel 1974 e 2012 con colorazioni differenti. Ma prima di arrivare a queste perfette sfere moderne è opportuno ricordare che le più antiche venivano realizzate coi materiali più disparati: pelle, gesso, muschio, sabbia, lana, capelli umani e peli animali. Grazie all’invenzione del processo di vulcanizzazione della gomma, brevettato da Charles Goodyear nel 1844, il tennis moderno adottò le palle di gomma. Oggi possono essere usate in tornei ufficiali solo se rispondono a specifici standard determinati dalla ITF, la Federazione Internazionale di Tennis. Secondo questi parametri, le palline considerate “standard” possono avere un diametro che va da 6,54 a 6,86 centimetri e un peso compreso tra 56 e 59,4 grammi.

Dopo aver analizzato l’evoluzione dell’attrezzatura, attraverso i francobolli è possibile fare un excursus sui campioni che hanno contribuito a scrivere la storia di questo sport sia in campo maschile che femminile. Partendo dal dentello emesso dagli USA nel 2013 in cui è raffigurata Althea Gibson. Questo francobollo ha un doppio significato: oltre a celebrare la prima tennista di colore a vincere un titolo nazionale statunitense battendo nella finale dei campionati in terra rossa Darlene Hard, ci aiuta a non dimenticare l’aria che si respirava in quegli anni in cui la Gibson si impose; basti pensare che nel tennis la segregazione era al 100%, i tornei più importanti erano ad appannaggio dei bianchi mentre quelli dei neri restavano confinati alle cronache di quartiere. L’atleta, dopo aver vinto il titolo affermò: «Stringere la mano alla Regina d’Inghilterra è un bel passo in avanti rispetto a doversi sedere nella parte riservata ai neri sull’autobus per andare in centro a Wilmington, nella Carolina del Nord». Una vittoria che ha aiutato a sconfiggere i pregiudizi dell’epoca ma che non sarebbe mai arrivata se anni prima non ci fosse stata Hazel Wightman, conosciuta come “Regina Madre del Tennis americano” o “Lady Tennis”; sul valore da 25 cent. emesso dagli USA nel 1990 accanto al nome è riportato l’anno 1924 in cui, alle Olimpiadi di Parigi, conquistò due medaglie d’oro nel doppio e nel doppio misto in coppia con “Dick” Williams. Si deve a lei la promozione del tennis nel gentil sesso.

Hazel Wightman
Althea Gibson
Marshall Jon Fisher – Terribile splendore

Da due colonne portanti in ambito femminile si passa in quello maschile. Il tennis come oggi tutti lo conosciamo probabilmente non sarebbe stato tale senza l’influenza del leggendario William Tatem Tilden detto anche “Big Bill”. Un personaggio che oltre a vantare record ancora imbattuti, ha sconfinato nel costume e nella cultura degli anni venti imponendosi con un’eleganza inarrivabile. Celebrato da Marshall Jon Fisher nel libro “Terribile splendore. La più bella partita di tennis di tutti i tempi” è stato capace di anticipare e proiettare nel futuro questo sport anche come autore di numerosi testi, primo fra tutti la pubblicazione di “The art of lawn tennis”. Nella sua prestigiosa carriera è stato numero uno al mondo vincendo in tutto 19 tornei del Grande Slam (cioè i quattro tornei di tennis più prestigiosi del mondo: L’Australian Open, l’Open di Francia, il Torneo di Wimbledon e l’US Open).

William Tilden

Forse l’unico giocatore dei nostri tempi che si avvicina molto quanto a grazia nelle giocate e titoli vinti al grande Tilden è Roger Federer, immortalato su due francobolli emessi rispettivamente dalla Svizzera nel 2007 e dall’Austria nel 2010. Soprannominato Re Roger è stato il numero 1 al mondo per 237 settimane consecutive, record tuttora imbattuto, dal 2 febbraio 2004 al 17 agosto 2008 ed attualmente è al 16º posto del ranking mondiale ATP, il sistema con cui la Association of Tennis Professionals cerca di stilare una classifica meritocratica dei giocatori di tennis iscritti al circuito.

Roger Federer
Roger Federer

Al primo posto al momento vi è Andy Murray, il primo britannico a vincere un titolo del Grande Slam dal 1977. Il francobollo che lo rappresenta riporta la dicitura “Gold Medal Winner” per celebrare la vittoria dell’oro olimpico di Londra 2012; vittoria bissata quattro anni dopo a Rio de Janeiro, divenendo così il primo tennista della storia a vincere l’oro olimpico per due Olimpiadi consecutive.

Altri tennisti di prestigio sono stati omaggiati dall’Australia nella serie dedicata alle Australian legends. I francobolli dal valore nominale di un dollaro sono raccolti in fogli da dieci e celebrano gli assi della racchetta Pat Cash, Ashley Cooper, Roy Emerson, Neale Fraser, Evonne Goolagong Cawley, John Newcombe, Patrick Rafter, Tony Roche, Ken Rosewall, Frank Sedgman, Fred Stolle e Lleyton Hewitt.

Andy Murray

L’ultimo valore postale emesso in ordine temporale è quello dello scorso 6 dicembre in cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha celebrato – a 40 anni dalla vittoria dell’Italia – la Coppa Davis. Il valore da 0,95 € rappresenta il torneo più conosciuto nonché la massima competizione mondiale a squadre del tennis maschile. L’idea della competizione venne a quattro membri della squadra dell’Università di Harvard che nel 1899 pensarono di sfidare i britannici in una competizione di tennis; oggi la Coppa Davis è il più antico campionato a squadre nazionali di ogni disciplina sportiva. La squadra italiana vi prese parte per la prima volta nel 1922 sotto l’egida dell’allora Federazione Italiana Lawn Tennis che nel 1933 assunse il nome di Federazione Italiana Tennis (FIT) come riproposto dal MISE nel 2010 in occasione del centesimo anniversario della fondazione sul francobollo realizzato in 4.000.000 di esemplari. Uno sport reale che ormai vanta esponenti in gran quantità…

Ci sono storie che nascono per caso ed altre, che invece, si costruiscono con tenacia, dedizione e tanto sacrificio. Forse il gioco del calcio possiamo inquadrarlo nella prima fattispecie poiché, ancora ad oggi, non si riesce a risalire a chi, per primo, abbia dato il primo calcio ad un pallone. Già, proprio il pallone, l’oggetto per eccellenza, capace di incantare miliardi di persone davanti ad un semplice terreno di gioco. Proprio qui, su un terreno di forma rettangolare, ventidue calciatori si rincorrono e si spintonano per cercare di aggiudicarsi la vittoria. Un terreno che ai giorni nostri deve essere impeccabile ma che lo era anche tanti anni fa; per portare un semplice paragone basta tradurre cosa riporta l’affrancatura meccanica “Arsenal Stadium / London’s most accessible football ground”, letteralmente “Arsenal Stadium, il terreno di gioco più accessibile di Londra”. Proprio l’Inghilterra, dove a metà Ottocento è nato il moderno “football”. Non a caso, le prime specifiche per la realizzazione di un pallone furono stabilite nel 1863 dalla “Football Association”, rimanendo immutate sino ai giorni nostri. In occasione dei cento anni della FA, le poste del Principato di Monaco hanno emesso una serie di francobolli che riproducono, nel mezzo, una sfera completamente in cuoio, come si può vedere dalla prova di colore che si ripropone.

Affrancatura meccanica “Arsenal Stadium”

Mentre le poste Slovene nel 1994 hanno ricordato a tutti che il pallone per essere calciato deve essere prima gonfiato. Proprio questo francobollo ci riporta al 1875 quando furono definite dapprima le misure delle porte e, successivamente, il peso e le dimensioni del pallone: doveva essere di cuoio o altro materiale approvato, con una circonferenza massima di 70 cm e minima di 68; il peso doveva variare tra i 410 e 450 grammi con una pressione interna compresa tra le 0,6 e 1,1 atmosfere.

Il calcio pertanto non sarebbe mai esistito se non ci fosse stata una sfera a dividere i contendenti; una sfera che ha origini lontanissime, basti pensare che i più remoti precedenti del gioco del calcio, risalgono all’antico Giappone con il “Kemari” e l’antica Cina con il “tsu-chu”. Guardando quello che invece veniva giocato o meglio “combattuto” a casa nostra, troviamo il calcio storico fiorentino, ricordato in un intero postale realizzato da Poste Italiane nel 1990 in occasione dell’esposizione “Calciofil ‘90”.

Naturalmente i materiali con cui venivano realizzati i palloni non erano gli stessi con cui oggi vengono prodotti. Un esempio lampante della non perfetta sfericità della palla la possiamo osservare nel francobollo emesso dalle poste rumene nel 2003 dal facciale di 10000L ove, oltre al pallone, è possibile notare un vecchio paio di scarpe da calcio. Difatti, sino agli anni ’60, il pallone più diffuso era costituito da 18 fasce di cuoio lunghe e strette, composte da vesciche di maiali. Oltre che sui francobolli il pallone è sempre stato pubblicizzato direttamente anche dalle aziende produttrici che, come nel caso dell’azienda tedesca Sohnlein, lo riproducevano assieme ad altri prodotti direttamente su affrancature meccaniche personalizzate.

Una sfera che finisce in rete, a prescindere da che materiali sia composta, può creare problemi a volte irreparabili, proprio come accaduto nel pomeriggio del 16 luglio 1950 quando, dopo aver assistito alla sconfitta in “finale” della propria nazionale, alcuni tifosi brasiliani, in preda alla disperazione, si suicidarono. A calciare in porta quel pallone fu Alcides Ghiggia, ala funambolica della nazionale uruguayana che è stata recentemente omaggiata, dal Correo uruguayo, con l’emissione di due francobolli, forse con l’intenzione di tramandare ai posteri quello che poi si trasformò nel famoso “Maracanazo”. In uno dei due valori viene proprio riproposta l’esultanza del giocatore e la sfera con cui si disputò la finale, denominata “Super Duplot”.

Alcides Ghiggia
Affrancatura meccanica pallone “TOP-STAR”

Con il passare degli anni i palloni, quasi fossero delle persone, hanno acquistato un nome proprio. Si passa dal “Swiss match ball” utilizzato in Svizzera nel 1954 al “Top-Star” utilizzato nei mondiali svedesi del 1958 e riproposto su busta mediante un’affrancatura meccanica.  

Naturalmente ogni sfera ha una sua storia ed a volte, ad affiancare i palloni, ci sono grandi fuoriclasse. Proprio nel 1958 il CT verdeoro Feola convocò un giovane di appena 17 anni, tale Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé. Colui che a fine carriera risulterà essere il più grande goleador della storia del calcio con ben 1.281 gol, realizzò, la prima rete, proprio con il pallone Top-Star diventando il più giovane marcatore nella storia della Coppa del Mondo (17 anni e 239 giorni). La storia si ripete nel 1962 quando O Rei do Futebol solleva, a soli 21 anni, la sua seconda coppa del mondo. Nel mondiale cileno, a causa di un infortunio dopo il primo match, firma più autografi che gol, come è possibile vedere dalla cartolina spedita il 6 giugno da Vina del Mar, in occasione della partita Brasile-Spagna sulla quale, oltre all’autografo del campione brasiliano, c’è anche quella dell’arbitro dell’incontro.    

I palloni, in quegli anni, essendo costituiti principalmente da cuoio, avevano la necessità di essere ammorbiditi per poter risultare più sensibili al tocco di ogni calciatore; per consentire alla sfera di essere più performante, si spalmava su di essa una vera e propria crema per palloni, rappresentata fedelmente in una affrancatura meccanica di una azienda tedesca.

Nei mondiali di Messico ‘70 viene introdotto un nuovo pallone chiamato “Telstar”, in onore dei primi satelliti per le telecomunicazioni. A realizzare la sfera fu l’Adidas che, dal 1970, si occupa della realizzazione dei palloni ufficiali di tutte le competizioni della UEFA e della FIFA. Il pallone era costituito da 32 poligoni cuciti a mano e realizzato con colori chiari, il che conferì alla palla una maggiore visibilità, visto che all’epoca le trasmissioni erano in bianco e nero.

Dopo solo otto anni dall’apparizione di Telstar, i mondiali si disputarono in terra argentina dove, oltre al calcio, si praticava e si pratica un ballo incantevole come il tango, riproposto ed esportato in tutto il mondo anche grazie all’ausilio dei francobolli che ne riproducono fedelmente i passi. Il pallone della manifestazione pertanto venne denominato proprio “Tango” ed era composto da 20 pannelli a forma di triade che creavano l’impressione ottica di 12 cerchi perfettamente uguali; una grande novità che garantiva giocate migliori grazie soprattutto all’impermeabilità della sfera. Da qui, di fatto, i palloni cambiano radicalmente e, pian piano, modificano il loro aspetto classico proiettando la sfera verso prestazioni mai viste.

Il cambio di passo non ha riguardato unicamente i materiali, ma anche la fase di realizzazione; oggi la quasi totalità dei palloni utilizzati in competizioni ufficiali non viene più cucita a mano ma bensì  costituita da elementi plastici curvi termosaldati; questo consente di avere un pallone perfettamente sferico. Sui modelli realizzati negli ultimi anni, inoltre, non viene apposta solo la marca dell’azienda produttrice ma svariate curiosità; basti pensare alla serie emessa nel 2004 dove viene riprodotto il pallone “Roteiro”, utilizzato in occasione dei Campionati Europei: per la prima volta in un torneo ufficiale, ogni singola sfera venne personalizzato per ogni match, riportando non solo il nome delle squadre in campo ma anche la data, il nome dello stadio e le sue coordinate terrestri.

Un vero e proprio cambio di passo rispetto agli anni precedenti. I palloni moderni, infatti, vengono realizzati con strati di schiuma sintattica che donano alla sfera elevate caratteristiche di performance, come quello utilizzato nei mondiali del 2010 chiamato “Jabulani” e riproposto in un foglio emesso dalla Corea del Sud.

Naturalmente anche le emissioni filateliche non si fanno attendere e riescono ad essere al passo rispetto a quanto realizza Adidas, come si nota dal mini-foglio emesso dalla Bosnia and Herzegovina, nel quale, il pallone “Brazuca”, viene riproposto mentre si insacca in rete. Anche per i prossimi mondiali che si disputeranno in Russia nel 2018 c’è già una…..“ri-emissione” poiché, le poste Russe hanno combinato un bel pasticcio filatelico, sovrastampando sui bordi con un testo inneggiante a “Russia 2018” un mini-foglio inizialmente emesso in occasione della vittoria sovietica agli Europei, con una tiratura di appena 3.400 pezzi.