Uno, due, cinque, dieci passi…corre stringendo quella palla come fosse la cosa più importante della vita e, forse, lo è, in quel preciso momento. Non vuole perderla, dribbla, come birilli, sei avversari e, dopo quattordici secondi, che corrispondono, guarda caso, al numero di maglia che ha sulla schiena, si lascia andare schiacciando la sfera ovale contro il terreno. È finalmente meta. In quell’istante non si rende conto dell’impresa appena compiuta, ma, quei settanta metri percorsi, ancora oggi, rappresentano il record imbattuto di percorrenza con il pallone in mano nel campionato del mondo di rugby.

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Un gentiluomo, con una camicia ed un cardigan, poggiato con la mano sinistra su una mazza da golf. Questa è la prima immagine che, ai più, rimane impressa una volta atterrati all’aeroporto di Latorbe, in Pennsylvania, dove una statua a grandezza naturale riproduce quest’uomo elegante che quotidianamente accoglie i passeggeri. Non è uno qualunque e molti lo riconoscono anche senza leggere la targa posta ai suoi piedi proprio perché a lui è intitolato l’aeroporto della cittadina nella contea di Westmoreland.

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Impolverato e stanco, rientrando nell’umile dimora dopo l’ennesima giornata di lavoro, era ignaro del fatto che la sua vita stava per stravolgersi completamente con l’arrivo della Grande Guerra. Il “muratore del Friuli”, com’era soprannominato, non ci pensò su arruolandosi nel 6° battaglione bersaglieri ciclisti, in particolare, nel corpo speciale degli esploratori d’assalto, equipaggiato, per l’appunto, con biciclette pieghevoli. Le atrocità del conflitto mondiale lo consacrarono un eroe, tanto che gli fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare. Tornato a casa, riprese tra le mani le due ruote che lo avevano accompagnato nel corso della guerra, ma con un altro scopo: correre. 

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John Langenus con il pallone a 12 pannelli utilizzato per una frazione di gioco

Gli indumenti che aveva indosso erano sgualciti quando fischiò la fine delle ostilità, la giacca, la camicia e la cravatta rispecchiavano l’andamento dell’incontro che dopo vari capovolgimenti aveva visto prevalere i padroni di casa dell’Uruguay a discapito dei “rivali” Argentini con il risultato finale di 4-2. John Langenus non perse tempo, si diresse spedito in direzione del porto di Montevideo dove una nave era pronta a salpare per l’Europa. L’arbitro belga aveva addirittura sottoscritto il testamento e un’assicurazione sulla vita in favore della propria famiglia poiché il timore di subire dure conseguenze a seguito di errate decisioni sul terreno da gioco era troppo elevato.

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