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Il 13 luglio 1930 rappresenta, per il calcio italiano, una data storica poiché, quell’estate, segna la conclusione del trentesimo campionato italiano di calcio, il primo giocato con la formula del girone unico, partito il 6 ottobre 1929. Dopo 34 partite per squadra a conquistare il titolo fu l’Ambrosiana che, grazie al suo capocannoniere Giuseppe Meazza – autore di ben 31 reti – riuscì a sopraffare gli avversari e portare a Milano, sponda nerazzurra, il terzo titolo nazionale. A dirigere l’orchestra meneghina era Arpad Weisz, brillante e innovatore, che a trentaquattro anni divenne il tecnico più giovane a laurearsi campione d’Italia. Pochi anni dopo cadde vittima dell’olocausto tanto da essere celebrato, da Matteo Marani, nel libro “Dallo scudetto ad Auschwitz”.

Matteo Marani – Dallo scudetto ad Auschwitz

La vittoria conseguita dalla squadra del presidente Oreste Simonotti fu colta al volo dall’azienda leader nel settore degli pneumatici, ovvero la Pirelli che aveva, nel frattempo, utilizzato il proprio know-how per realizzare proprio palloni da calcio. Nel 1922, infatti, un celebre ingegnere pirelliano, Giuseppe Venosta, aveva depositato il brevetto per i “palloni per foot-ball”. I freschi entusiasmi, pertanto, consentirono di reclamizzare le camere d’aria per “foot-ball” (com’era chiamato all’epoca) in modo da far concorrenza alle straniere “Tuplin”, “MacGregor” e “Verdun”. L’idea fu geniale poiché bastò reclamizzare un gioco, probabilmente già in catalogo della Marca Stella nei primi anni del secolo, come denunciano magliette e scarponcini dei giocatori, ovvero “Il gioco dell’oca”. 

Sebbene risalente alla metà del XVI secolo è stato, senza dubbio, “IL” gioco di percorso per eccellenza, utilizzato da grandi e piccini per decine di anni. Nella sua forma calcistica, consta di 56 caselle in cui vi sono espliciti riferimenti a termini del vocabolario della capostipite Inghilterra come, ad esempio, “ens” che rappresenta il fallo di mano. A vincere il gioco sarà proprio chi arriverà per primo all’ultima casella riportante il campo di gara in cui giocano abilmente giocatori che indossano le casacche delle due squadre milanesi. Nella casella n. 1, invece, è fedelmente riproposto il pallone a sei stringhe marchiato “Pirelli” – commercializzato dal 1924 come “corazza per football” – primo vero pallone in tessuto gommato ad entrare in commercio al posto dei tradizionali palloni di cuoio: “inalterabile con qualunque terreno“, dalla sfericità “perfetta e indeformabile“, di durata quadrupla rispetto alle corazze di cuoio, a conferma dell’impegno dell’azienda nel divulgare e promuovere il giuoco del calcio. 

Un gioco che è diventato, anche grazie all’azienda milanese, il più praticato a livello mondiale.

Il gioco dell’oca nella forma calcistica
Jules Rimet

Sono passati poco più di novantadue anni da quando il 29 maggio 1928 il congresso di Amsterdam approvò il progetto proposto da Henri Delaunay per organizzare un torneo mondiale per nazioni. L’allora presidente della FIFA, Jules Rimet, dopo aver accolto favorevolmente il progetto accolse la proposta dell’Uruguay di organizzare il torneo in concomitanza con il centenario della propria indipendenza.  Ideata la competizione e trovata la nazione ospitante mancava solamente il trofeo da assegnare al futuro vincitore: l’arduo compito fu assegnato da Rimet all’orafo Abel LaFleur – cresciuto nella scuola Cartier – il quale coniò l’ormai celebre statuetta alta 30 centimetri raffigurante una vittoria alata che reggeva una coppa decagonale. Il peso complessivo era di 3,8 kg di cui 1,8 kg in argento sterling placcato oro. La coppa, raffigurata nel bellissimo valore posto in commercio dalle poste ungheresi il 7 giugno 1966, raggiunse il Sudamerica a bordo del naviglio italiano “Conte Verde” di proprietà della compagnia di navigazione Lloyd Sabaudo di Genova, su cui viaggiavano anche il presidente della FIFA nonché i giocatori di Francia, Romania, Belgio e Brasile. L’annullo impresso sulla busta in cui spicca in bella mostra l’imbarcazione certifica il viaggio che consegnò questi “pionieri del calcio mondiale” ai libri di storia. 

Il cane Pickels
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