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Uno specchio d’acqua, una folla immensa in estasi per la finale che da lì a pochi minuti decreterà i campioni olimpici dell’otto maschile e due occhi – tra tanti – particolarmente interessati al vincitore finale. L’XI Olimpiade è stata e resterà per sempre la creatura voluta dal Führer che con la magnificenza dell’evento voleva dimostrare la supremazia ariana a discapito delle altre razze considerate “minori”. A riprendere, con delle telecamere all’avanguardia per l’epoca, gli otto ragazzi della Washington University fu la tedesca Leni Riefenstahl che rese loro onore nel meraviglioso film sulle Olimpiadi dal titolo Olympia 1936. Una medaglia d’oro guadagnata bracciata dopo bracciata che non fece altro che peggiorare lo stato d’animo di Adolf Hitler che, dopo le straordinarie vittoria di Jesse Owens, vide sfumare anche per l’equipaggio nazista la possibilità di agguantare il gradino più alto del podio. Una storia quella dell’equipaggio statunitense di canottaggio celebrata egregiamente nel libro di James Brown – Erano ragazzi in barcadato alle stampe nel 2015. 

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Uno, due, cinque, dieci passi…corre stringendo quella palla come fosse la cosa più importante della vita e, forse, lo è, in quel preciso momento. Non vuole perderla, dribbla, come birilli, sei avversari e, dopo quattordici secondi, che corrispondono, guarda caso, al numero di maglia che ha sulla schiena, si lascia andare schiacciando la sfera ovale contro il terreno. È finalmente meta. In quell’istante non si rende conto dell’impresa appena compiuta, ma, quei settanta metri percorsi, ancora oggi, rappresentano il record imbattuto di percorrenza con il pallone in mano nel campionato del mondo di rugby.

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